lunedì 10 maggio 2010

Cordone sanitario


Forse, care amiche, cari amici di pelo & di pelle, vi starete chiedendo perché la vs. spett.le Gatta Pampalea abbia deciso di inserire una foto come quella che vedete sopra. O che è?!? Ma scusa, Pampa, 'sto blog non parla di cose che avvengono e che osservi in una certa città? E che c'entrano la Lega Nord, Bossi e la Padània?

Eh, effettivamente non si tratta di domande peregrine. Senonché, eh, dovete sapere che la sunnominata foto non è stata scatta affatto in Padània, bensì da queste parti. A Empoli, per la precisione, circa un annetto fa. Ritrae il segretario provinciale della "Lega Nord Toscana", tale Marco Cordone, mentre è assiso ad un banchetto a raccogliere, ebbene sì, nientepopodimeno che firme pro-crocifisso. In tale occasione, il Cordone ebbe a dichiarare di essere assai soddisfatto dei risultati: "Sono ampiamente soddisfatto delle 168 firme raccolta stamani al mercato di Empoli (città di 45.000 abitanti circa), in poco più di tre ore, per il mantenimento dei Crocifissi nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. Le persone che hanno firmato in difesa della croce, da noi interpellate sul tema, hanno espresso anche netta contrarietà alla realizzazione di nuove moschee o centri islamici sui nostri territori, e nella fattispecie nel territorio comunale di Empoli."

Ecco, una dichiarazione del genere dovrebbe, a mio pelosissimo parere, essere già sufficiente per una congrua presentazione di questo umano. Quando lo ha visto, il mio amico Sussi si è messo a scuotere la testa; curiosa di questo suo fare, gliene ho chiesto il motivo e si è deciso a raccontarmi una storia. Dovete sapere che il Cordone Marco pro-crocifisso ha avuto, tempo fa, una terribile disgrazia familiare sulla quale, naturalmente, non ironizzo. Suo padre, che era un tranquillo e mite impiegato pubblico in pensione, la triste mattina del 26 dicembre 1989 fu ucciso da un folle. Un pazzo che poi ammazzò ancora. E si dà il caso, mi dice sempre Sussi, che suo padre conoscesse bene quel povero cristo che non faceva niente di male e che era andato a portare fuori il cane in una stradina semideserta. Erano colleghi. Persino lo stesso Sussi se ne ricorda, essendo qualche volta venuto a casa sua; ed il bello gli è che a casa sua c'è stato persino il figlio, almeno una volta che se ne ricorda chiaramente.

Ancora senza ironia, dico che è possibile che questo episodio abbia avuto una sua parte nella successiva evoluzione del Cordone Marco. Il quale, ora, però, sembra che abbia fatto carriera. Con il piccolo boom della Lega Nord anche da queste parti, che tutto dovrebbero essere fuorché padane, si è ritrovato addirittura consigliere e "capogruppo provinciale". E qui, il comprensibile moto di solidarietà per la tragedia che lo ha colpito oltre vent'anni fa viene forzatamente a cessare.

Viene a cessare quando, pur avendo vissuto una cosa del genere, si risponde militando in un movimento razzista, xenofobo e organicamente nazista come la "Lega Nord", la quale propone di far vivere gratuitamente ad altre persone delle tragedie non dissimili da quella che lui stesso ha vissuto. Espulsioni, messe al bando, rifiuto di chiunque sia differente, tradizione e religiosismo finto e d'accatto per captare voti e votarelli. In una parola: disumanità allo stato puro, la quale fa leva su paure artificiali inculcate nella gente a forza di decenni di rincoglionimento e imbarbarimento mediatico.

Viene a cessare quando la propria "attività politica" è tesa esclusivamente a fomentare ulteriormente queste paure a fini di potere, aizzando la gente all'odio. Cosa che il Cordone Marco fa quotidianamente. Di queste ultime ore la notizia, ripresa ovviamente dai principali quotidiani cittadini, di una sua "iniziativa". "Via i Rom dalle case del Guarlone!"

Con tutto l'ovvio corollario a cui la "Lega Nord" ci ha abituati oramai. Prima di tutto lo slogan di presa: "Case popolari solo a chi risiede da 10 anni, perché prima vengono i toscani e poi tutti gli altri". Ora, sempre Sussi mi dice una cosina importante. Ricordandosi bene del padre del Cordone Marco, quel pover'uomo ammazzato da un pazzo, mi fa presente che costui era meridionale. Pugliese o calabrese, non si ricorda bene, ma comunque del Sud. Immaginiamoci se, quando salì in questa città, qualcuno gli avesse detto: "Prima i toscani!"; anche perché una mentalità del genere non è mai appartenuta a questa terra. Così come questa terra non è mai appartenuta, e non apparterrà mai, a entità inventate. Della Toscana, Marco Cordone non sa niente. È un corpo estraneo.

E' la consueta strategia della "Lega Nord". La spiega bene il neoeletto governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Sapete come fa la Lega a conquistare un comune? Cominciano ad attaccare sulle case popolari date agli immigrati e piano piano erodono consenso tra la popolazione con la loro guerra fra poveri». Ed ecco qui un saggio perfetto di quel che è la "Lega Nord". Il tutto condito, ovviamente, con "crocifissi", "no alle moschee" e tutta la vomitevole paccottiglia del genere.

Naturalmente, questa "strategia" potrebbe essere contraddetta facilmente. Si potrebbe ad esempio ricordare che, in questa città, esistono migliaia di case sfitte, vuote, inutilizzate. Si potrebbe ricordare che una cristianissima istituzione come la Misericordia di Piazza del Duomo, nella quale i crocifissi sicuramente non mancano, è tra le principali proprietarie fondiarie, e che la maggior parte delle sue case sono vuote come lo stomaco di Pinocchio quando Geppetto gli dà da mangiare due torsoli di pera. Com'è che il Cordone Marco e la Lega non dirigono i loro strali contro la Misericordia, e contro altre pie e benemerite "istituzioni" che si tengono belle strette le loro proprietà salvo venderle al miglior offerente quando se ne presenta l'occasione? E la "carità cristiana"?

Bene, è inutile allora starci tanto a ragionare sopra. Del tutto ozioso continuare a pensare che questi qui non siano pericolosi. Criminale fare gli snobbini. Si sono già puppati tutto il Nord. Hanno creato un sistema di potere consolidato e del tutto fine a se stesso (perché, in realtà, le azioni concrete della Lega Nord sono pari a zero) facendo leva su un terreno ampiamente preparato dal loro amicone di Arcore. Sono il nuovo fascismo. E devono essere fermati, subito.

Le case ai Rom che ne hanno diritto devono essere date come a qualsiasi altro cittadino. Deve comandare il rifiuto totale che qualcuno possa avere più "diritti" di altri esseri umani in quanto toscano, lombardo, umbro, siciliano o qualsiasi altra cosa. Le strategie di paura e di odio di questi buffoni devono essere smascherate, sbugiardate, ridicolizzate, stoppate. Cordone? Sì, ma un cordone sanitario attorno a questi nuovi barbari. In questa città ed in questa regione esistono ancora le condizioni per farlo: e che sia fatto.

Non ha scelto un bel modo, il Cordone Marco, per rispondere a quel tragico fatto che lo colpì. Ha scelto il modo peggiore. Al gesto di un folle ha risposto con la follia assurta a tattica politica. Ed alla follia si risponde con l'intelligenza. Alla disumanità con l'umanità totale. E se lo dice una gatta!

domenica 18 aprile 2010

Spacecat


Vorrei, cari amici muniti e privi di pelo, potervi dire quanto sono felice; ma temo che non mi riuscirebbe mai. Di quelle cose che capitano raramente, e proprio per questo sono ancora più belle. Vi chiederete forse che cosa mai mi sia capitato in questi giorni, e poiché non sono avvezza a fare troppi preamboli, ve lo dirò subito. È venuto a trovarmi, dal suo lontanissimo pianeta Alqòl, il mio amico gatto spaziale KAM1 (si legge kam-uàn, ovviamente).

Capirete che non è certamente una cosa di tutti i giorni; l'ultima volta che lo avevo visto, pur essendo παμπαλαία, sarà stato a dir bene un due o trecento anni fa; e son tempi ragguardevoli anche per una gatta nera che si vuole antichissima. Di poterci tenere in contatto, non se ne parla nemmeno: il pianeta Alqòl, nella galassia BS140298 (sì, lo so, più che una galassia sembra la targa di una vecchia autovettura; ma andate a dirlo agli astronomi...), è distante dalla Terra una quantità veramente immonda di anni-luce. Ci ho provato in tutti i modi, persino facendomi un account su Catbook, ma non c'è stato niente da fare: neppure il più potente dei social networks per felini riesce a varcare i confini dello spazio interstellare. Non può nulla contro i parsec (che, nel caso di Alqòl, sarebbe più opportuno chiamare prosec).

Lassù, invece, hanno risolto tutto quanto da una fraccata di eoni; sembra, accident'a loro, che basti spiccare un balzo in un certo modo che a noialtri gatti terrestri non è dato ancora di sapere. Non c'è verso di avere la benché minima avvisaglia, o avvertimento. Quando gli va, fanno oplà e si spostano dove diavolo vogliono. Credetemi: mi sento frustrata. Ma capisco che, in confronto all'ailurotecnologia di Alqòl, quella della cara vecchia terra deve far la stessa figura del Darfo Boario Terme contro il Barcellona; partita che peraltro mi garberebbe sul serio, un giorno o l'altro, di vedere. Insomma, a un certo punto KAM1 è atterrato da queste parti, nero come la pece (tutti i gatti di Alqol sono nerissimi, e di questo vado particolarmente fiera), e ha spedito qualche compelàneo ad avvertirmi. Non ci volevo credere. Quando ci siamo visti abbiamo manifestato la nostra gioja in un modo che ci ha provocato qualche granatata da parte di una solerte massaia della zona, che credeva che ci stessimo azzuffando.

Ora, però, prima di raccontare per sommi capi queste giornate bisognerà che vi parli un po' del pianeta Alqòl, dal quale proviene il mio amico gatto spaziale. È, credetemi, un pianeta del tutto particolare dove la vita ai gatti e agli esseri umani terrestri sarebbe assolutamente impossibile. La sua atmosfera è composta da un terrificante mix allo stato gassoso di rum Western Pearl, di distillato di patate estone Vabariigi Valge, di ponce alla livornese Vittori e di vodka Stolichnaya (questo spiega i segreti progetti di conquista da parte dell'ex Unione Sovietica): in prossimità di quell'atmosfera, persino i temibili buchi neri sembra che si allontanino schifati. Ma se anche un ipotetico viaggiatore intersiderale superasse quella orripilante mistura che avvolge il pianeta, una volta sceso non potrebbe mai sopravvivere.


Intendiamoci: dalle descrizioni e dalle foto che mi ha portato KAM1 il pianeta ha un aspetto più che gradevole. Belle montagne, laghi ameni, mari e oceani pulitissimi, una ricca vegetazione non troppo dissimile da quella terrestre, antiche città operose e ricche di opere d'arte, e una notevole armonia tra i gatti (gli esseri superiori che governano l'intero pianeta) e gli esseri umani (ottimi animaletti da compagnia). Solo che, ahimé i laghi sono di sambuca della più forte, i mari e gli oceani quasi completamente di tequila (e non della comune Sauza dei nostri supermercati...), le piante e gli alberi hanno una linfa che dagli studiosi è stata perlopiù accostata al Chianti Ruffino, e producono frutti la cui ingestione in parte sia pure infinitesimale da parte di un essere umano provocherebbe un immediato e irreversibile coma etilico. Naturalmente tutto ciò è sopportato con la massima indifferenza dagli Alqoliani, gatti o esseri umani che siano; al viaggiatore interstellare di cui sopra, ammesso e non concesso che sopravviva, apparirebbero come costantemente briachi ma si tratta di una falsa impressione. Al contrario dei terrestri, che appaiono sobri e riescono a produrre guerre, inquinamenti, Paola Binetti, mafie, sfruttamenti, religioni, Porta a Porta e quant'altro, gli Alqoliani appaiono briachi e producono uguaglianza sociale, giustizia, pulizia e una distribuzione equa delle ricchezze credendo fondamentalmente in una sola cosa: l'alcool etilico. Sarebbe forse una cosa da raccomandare vivamente anche da queste parti.

Quando si recano fuori dal pianeta, i gatti neri Alqoliani dimostrano peraltro un notevole spirito di adattamento, a condizione che siano fornite loro delle congrue quantità di alcool. KAM1, così mi ha detto, è arrivato assieme ad una spedizione alla quale si è unito. Ora, forse "spedizione" è una parola grossa: diciamo che una compagnia di una decina o quindici Alqoliani ha deciso di farsi una gitarella sulla Terra per una cosa non meglio precisata; fatto sta che la cosa mi è apparsa immediatamente plausibile. Fin dalla mattina, in questa città, i principali quotidiani cittadini segnalavano una preoccupante diminuzione delle scorte di bevande alcooliche in tutti i locali, i supermercati e i negozi. Quando finalmente mi sono riunita con il mio vecchio amico, ne ha fatto subito le spese il barrino all'angolo che in cinque minuti si è visto svuotato di ogni cosa che avesse una pur minima gradazione alcoolica, ed è stato costretto a servire ai clienti successivi soltanto acqua minerale, cocacola, fanta e altre bevande gassate. Immaginatevi quindi che cosa stava accadendo altrove, con gli altri Alqoliani che lottavano per la loro sopravvivenza. La Nazione non ha perso ovviamente l'occasione per ipotizzare la solita invasione islamica che stava eliminando ogni goccia di alcool dalla città, annunciando per il giorno dopo un insertone di 40 pagine intitolato, con notevole fantasia, Oriana aveva ragione.

Altro che Oriana. Le sole cose fallaci durante il soggiorno di KAM1 e dei suoi amici, sono state le bottiglie. Pur essendo naturalmente felicissima della sua visita, e godendomi le sue irresistibili imitazioni dei principali personaggi Alqoliani (fenomenale quella di BEN16, Sommo Sacerdote dell'Etile), mi sono dovuta arrabattare per procurare al mio amico tutto ciò di cui aveva bisogno. E non è uno scherzetto: prima di tutto è in gioco la sua semplice sopravvivenza, nella mefitica atmosfera terrestre basata sul vomitevole ossigeno (KAM1, va da sé, preferisce quasi gli idrocarburi che possono assicurargli un sia pur imperfetto surrogato, in mancanza d'altro); in secondo luogo, è inutile fare. Trecento anni fa, durante la sua ultima visita, le osterie della zona erano andate tutte in rovina, e ci avevano ritrovati presso Porta a Pinti, subito fuori le mura, a cantare canzonette oscene contro il Granduca de' Medici rischiando d'essere sbattuti a remare su una galera. Insomma, avrete capito: passare una mezza giornata con un Alqoliano, significa alqolizzarsi. Su quel pianeta vige l'antichissima usanza di bere in compagnia, e di riffa o di raffa bisogna bere. E poi, come recita un vecchio detto di queste parti: ' e 'unn'è i' bere, 'e gli è i' ribere. In breve: durante la notte siamo saltapicchiati da un posto all'altro della città, facendo fuori tutto quel che ci capitava fra le zampe, a condizione che non fosse acqua. Io, al limite, in quanto terrestre, l'acqua la posso anche sopportare; ma per KAM1 rappresenterebbe un veleno mortale. I rarissimi drogati presenti su Alqòl si fanno delle pericolosissime dosi di Ferrarelle o di Rocchetta, una piaga sociale che per fortuna non è molto diffusa ma che è tenuta sotto costante controllo dalle autorità del pianeta. Su Alqòl, quando le mamme (gatte o umane) vogliono spaventare i piccoli per farli ubbidire, parlano loro dell'orco Del Piero e del suo malefico volatile che innaffia i bambini.


Insomma, per farla breve, la visita si è conclusa come quella di tre secoli fa, e come si concluderà la prossima che avverrà chissà quando in un remoto futuro (ma noialtri gatti ci saremo, tiè!): due conci che si trascinavano barcollando, cantando canzoni di FAB40 (un cantautore molto apprezzato su Alqòl, noto per capolavori come Botte di Rosa, Barbera in gennaio, La canzone di Valpolicella e Creuza de märaschino), e pigliando per il culo un altrettanto famoso cantautore di quel pianeta, GUK94, che nelle sue canzoni ha il vizio di infilare piante come la barriquaria e la salvia tremens. Un sonno ristoratore ci ha portati alla mattina, quando purtroppo KAM1 e i suoi compagni dovevano ribalzare sul loro lontanissimo pianeta in vista di un importantissimo impegno istituzionale; ma davvero è stata una cosa bella. Un po' perché inaspettata (ma le cose inaspettate sono sempre le migliori), e un po' perché io e KAM1 siamo sì, molto diversi, ma ci si vuole bene per davvero. E ci si piglia così come siamo, coi nostri difetti assolutamente cosmici.

Ora devo interrompere; KAM1 sarà già lontano fantastilioni di anni luce, e io sono qui a sbollire ancora i fumi dell'alqòl. Ma stanotte vado a appallottolarmi molto contenta.

NB. Naturalmente, è facile immaginarsi che cosa il balzo interstellare di KAM1 e dei suoi compagni abbia provocato nell'atmosfera terrestre. Altro che nube del vulcano islandese. Il traffico aereo non è rimasto bloccato, ma pare che, nei cieli, possenti aeroplani civili e militari si siano messi a fare bizzarre evoluzioni, e che dalle torri di controllo di mezzo mondo siano stati captati piloti in evidente stato di ubriachezza. Comunque mai briachi come il cattolicissimo e intelligentissimo presidente della Polonia, che ha insistito per far fare al pilota quattro volte un certo atterraggio...

venerdì 16 aprile 2010

Ostensiùn


Il Sacro Sìndona.

sabato 3 aprile 2010

Gào!


A vederlo così conciato, il nostro Giovanni Donzelli, non sembrerebbe quasi che da quegli occhiali da 'ntellettuàlo e da quella mano cogitabondamente poggiata al mento possa essere sortito l'oramai celebre guame di piccione che dimostra la sua indubbia competenza nella lingua italiana. Competenza che, assieme alla sua indefessa attività come consigliere comunale addetto alle interpellanze più ignorate dell'intero governo di questa città, gli ha valso finalmente l'agognata promozione. Ebbene sì, Giovannone nostro ce l'ha fatta: è stato promosso a Pisano!

La strada è stata lunga. Residente di Prào (che già di per sé fa rima con gào), si è prima riciclato come campione di una certa componente di questa città distinguendosi, oltre che per il guame, per tutta una serie di iniziative volte a combattere i' degràdo e a favorire la sihurèzza; iniziative che gli hanno procurato, come è del resto logico, un'interminabile sequela di sbugiardamenti, prese per i fondelli, pernacchie istituzionali e non e persino qualche sacrosanta manata sul viso quando è andato a rompere le scatole a gente onesta che lavorava nel proprio negozio. Tra appelli pe' i' Tìbette e chiusure del CPA, e mentre il PDL cittadino gradualmente affondava, il Donzellão si è finalmente guadagnato quel che si meritava.

La sua elezione a Pisa, infatti, non fa che chiudere un circolo già iniziato con le mirabolanti avventure di un pisano DOC, che l'anno scorso si candidò a sindaco pretrombato di questa città, e che attualmente fa il "capo dell'opposizione" più evanescente e impalpabile che si possa immaginare. Dopo il pisano mancato sindaco, non poteva mancare evidentemente il giòvine consigliere spedito a farsi eleggere a Pisa. Si tratta di un elementare scambio di cortesie, del tutto assimilabili allo storico soccorso di Pisa. Infine, il Donzelli trova come pisano la sua più naturale dimensione.

Resta soltanto da vedere quale effettivo significato dare ora alla sigla "PDL". La si potrebbe interpretare come "Pisano Donzelli Lavoratore", anche se l'ultima parola stona leggermente. Serpeggia però la tentazione di leggerla come "Pestato Dai Livornesi", specie se dovesse spostare le sue attenzioni sul Godzilla. Nel frattempo, come è ovvio, si dedicherà al rapido apprendimento della parlata pisana, e a liberare la piazza de' Miràoli da tutto il guame dei piccioni comunisti.

martedì 23 marzo 2010

Pinco Pallino


Proprio l'altro giorno, assieme al mio caro amico di pelo Niccolò Machiavelli (detto, curiosamente, El Perro), stavamo guardando la televisione a casa del nostro amico Sussi (abbastanza peloso pure lui, seppure umano). Non che lo facciamo spesso, nessuno dei tre; ma, a volte, specie sull'ora di pranzo o di cena, succede. A un certo punto, eccoti un gigantesco reportage di un telegiornale sugli ottant'anni di tale Gualtiero Marchesi, di professione cuoco (però si dice scèff), trattato alla stregua di un immortale; e mentre quello lì è attorniato dai collaboratori del suo ristorantone di superlusso (travestito ovviamente da cascina di campagna) e pontifica incassando iperboli che non si sarebbero sognati nemmeno Alessandro Magno o Napoleone (cosa che, devo dire, mi capita abbastanza spesso di sentire anche a proposito di alcuni sarti oppure di certi buffi giovanotti che inseguono un pallone su un prato), scorrono sullo schermo enormi piatti semivuoti, riempiti solo al centro di minime quantità di riso ricoperto da una lamina d'oro (?!?!) oppure di pezzetti d'altra roba. Esteticamente molto belli, come no; ma io, Nicco e anche Sussi ci siamo guardati negli occhi, tutti e tre con la stessa domanda inespressa: "Ma icché si mangia?...."

Sussi ha quindi, assai opportunamente, spento la scatoletta dell'alienazione mentale, il faccione del gran cuoco esteta è stato inghiottito dall'oscuro assieme alle sue opere d'arte (che, probabilmente, devono costare appunto quanto la Gioconda di Leonardo, sempre che poi il loro gusto effettivo, al pari del prezzo, non provochi invece l'Urlo di Munch).


Al che, Sussi, con una vera e propria schwer gefasste Entschluss, ci ha guardati gravemente e ci ha detto: Gnamo gatti, si va a sgranare da Pinco Pallino! Ne sono susseguiti, da parte di noialtri felini, miagolii di approvazione e di letizia. Siamo stati caricati in macchina (ecché, non l'avete mai vista una Fiesta del 118 con due gatti a bordo?) ed ivi condotti, all'angolo fra due riposte stradine vicino al policlinico di Careggi. Da Pinco Pallino, appunto.

Pinco Pallino è l'antitesi di Gualtiero Marchesi e dei suoi striminziti risottini dorati. Pinco Pallino ti accoglie con cartellacci scritti col pennarello, che dicono che si mangia ogni cosa a otto euri. Non al piatto: otto euri tutto il pranzo, acqua pane e quartino di vino rosso inclusi. Pinco Pallino è la cucina di casa tua, e non intendo questa cosa nemmeno come "pubblicità": è come fare réclame alla mamma o alla zia. Peraltro, il padrone non ha l'aria né di una mamma, né di una zia: è un ragazzo letteralmente soffocato dai suoi lunghissimi capelli (ghghghghgh!), un casinista appassionato dei suoi spaghetti alla majalona, dei polpettoni, delle braciole ai ferri e dei funghi trifolati. A volte si infila la maschera di Berlusconi che tiene rigorosamente dietro al banco, maglietta nera stile calcio con sulla schiena "8€ - Pinco Pallino", e aggiunge ancor più bordello a quello che già normalmente c'è nel locale. Tavolacci, clientela costituita al 90% da operai e altri lavoratori pranzanti (e la quantità di pantaloni sporchi di vernice lo testimonia), un paio di graziose ragazzotte di banlieue che servono, la cucina aperta, il cesso nel cortile, vino e allegria, e, soprattutto, gran piattate di roba bòna a un prezzo che in centro non ci compreresti nemmeno uno di quei gustosissimi panini all'iguanodonte che spediscono i turisti al vicino pronto soccorso.

Andare in un posto del genere, dove anche noialtri gatti & gattacci siamo i benvenuti (sempre che, naturalmente, non veniamo poi serviti come coniglio...), è un piacere immane. Cittadini del mondo. Accenti locali, albanesi, maghrebini; ma senza nemmeno un filo di "etnico". È un posto per gente che lavora, e si mangia tutti la stessa roba. Tutti uguali. E, non vorrei essere ripetitiva, si mangia. Non si fanno gli assaggini. Non ci sono le "chicche". Chi vuole fumare fuori, si accomoda a sedere sullo scalino della soglia. Rumori di spiattìo, di sforchettìo, di sganascìo. E poi, qualche volta, vuoi mettere essere serviti dall'Unto di Arcore in persona, qui ritratto assai in topic accanto a una scatola di Orzo Pupo (a quando, mi chiedo, l'Orzo Emanuele Filiberto?)!

Insomma, come dire, tu esci -umano o gatto che tu sia- da Pinco Pallino e ci hai un bel po' di cose che ti fanno star bene. Prima di tutto sei sazio di roba cucinata bene, ché il mangiare bene si vede prima da come ti fanno du' spaghetti al pomodoro o una fetta di carne (e non dai ghirigori "artistici" messi in pentola). Poi non hai speso un cazzo di nulla. Sei stato bene tirando battute e risate con gente che, magari, lì dentro dimentica per tre quarti d'ora che deve tornare in cima a un ponteggio per mille euri al mese (se va bene). Succede poi che scoppia la primavera, ché a noialtri gatti il calduccio ci piace e non soffriamo di allergie né fisiche e né esistenziali, e allora quei tre quarti d'ora ti fanno andare avanti con mezzo milligrammo di contentezza in più; e la contentezza è merce rara in mezzo a questi tempi torvi. Rara e quasi rivoluzionaria.

Avrò esagerato? Boh! Il fatto gli è che il sor Pinco Pallino, che alle pareti del suo locale (in vari articoli di riviste e giornali) spiega tutta la sua filosofia alla portata de' pòeri, è andato nella giusta direzione. Tutto qui. Provate a andarci anche voi, verso mezzogiorno. E se poi 'un vi garba, i casi son due. O vi garba il risottino fogliadoro nella cascina, o siete bischeri. In entrambi i casi, pazienza: noialtri si starà più larghi.

martedì 16 marzo 2010

La maestà del popolo


Brutto inverno, cari miei. Massimamente per una gatta, nera o di qualsiasi altro colore. Noialtri gatti, che amiamo il sole, non saremmo fatti per inverni come questo che, fortunatamente e con accidenti vari, sta finendo; così prestiamo la nostra voce ad altri accidenti, spesso umani, che distolgono da quel che si vorrebbe fare. Ma tant'è, e quel che fatto è fatto e consegnato; intanto, timidamente, rispunta il sole. E allora si torna a fare qualche giro per la città, che poi sarebbe quel che è qui dichiarato: una gatta nera a giro per la città. E me ne sono andata a fare un giro a San Salvi.

Prima o poi se ne impossesserano, di San Salvi, i signori degli affari loschi e delle politiche scure. Se lo prenderanno, ci faranno case e palazzi, faranno finta di ristrutturare e di salvare dal degrado e festa finita. Già i progetti, come tutti sanno, ci sono. Tutti lo sanno e girano la testa dall'altra parte; e San Salvi può opporre ben poco, a parte i suoi alberi, le sue ville mezze diroccate, la sua storia di dolore e la sua socialità. C'è di tutto, ora, in quell'enorme area che fu un manicomio: centri diurni, strutture pubbliche, gli anarchici sotto costante minaccia di sgombero, il Social Bar, il teatro con quelli della Bilancia e i cantautori sotterranei, persino un giardino di educazione stradale costantemente deserto. E i viali, e la ferrovia che passa a lato, e un dolente grido di restituzione alle mille e mille attività di tutti e per tutti che un'area del genere imporrebbe ad una città che si dice civile. Ma se lo piglieranno lorsignori, con le loro galere e i loro avalli, coi loro beneplaciti e con i loro giornali che spargeranno, come sempre, menzogne. Ha un destino già segnato, San Salvi. Un giorno arriveranno le ruspe. Quel che farà loro comodo sarà salvato, e il resto verrà distrutto. Spunterà la parola prestigio. Spunteranno i soliti nomi.

A San Salvi, tra i suoi edifici diroccati, ne resiste uno sul quale, tanti e tanti anni fa, si volle dipingere un mural in stile "andino", con una grafica che ricordava quella dei dischi DICAP della Nueva Canción Chilena. C'era stato, da poco, il golpe militare di Pinochet. Gli Inti-Illimani, cui ancora non era stata consegnata ufficialmente la patente di noiosi per antonomasia, riempivano la Grande Piazza. Settantatré, settantaquattro, settantacinque. Il diciotto aprile 1975 ammazzarono un ragazzo, comunista, durante una manifestazione contro la repressione: si chiamava Rodolfo Boschi. Tempi in cui, nel mural andino dipinto in mezzo a quello che era ancora un manicomio e un lager, si dichiarava una brigata a nome di quel ragazzo morto.


Tempi in cui un certo giorno di primavera aveva un Valore, in tutte le accezioni di questo termine che sono state sconciate oggigiorno. Tempi in cui le parole del Gran Poeta, che del colpo di mano fascista in un lontano paese era stato fra le prime vittime, venivano non soltanto ricordate, ma associate a quel giorno d'Aprile e a un giovane ucciso per mano poliziotta. Le aveva scritte, il Grande Poeta cileno, quando nel primo dopoguerra era arrivato in questa città ed era stato ricevuto da un sindaco operaio, Mario Fabiani. Y cuando en el Palacio Viejo, bello como un ágave de piedra, yo subí los escalones consumados, pasé por los antiguos cuartos y vino darme el bienvenido un obrero, jefe de la Ciudad, del viejo río, de las casas talladas como en piedra de luna, no me surprendí: la maestad del Pueblo gobernaba. Quel poeta si chiamava Pablo Neruda, e parlava di questa città con le più belle parole che le siano forse mai state dedicate. Talmente belle, e vere, che sono state del tutto dimenticate; tranne che su quel mural, su quell'affresco popolare che si sta sgretolando sui muri di una casa rovinata in un luogo che scomparirà presto.


Non terminò di parlare, il Poeta. Disse ancora. Ed è bene leggerle queste parole finché resisteranno. È bene darne conto e tramandarle, anche se per mano d'una gatta girovaga e nera.

Ma dietro non c'era l'aureola del passato: il suo splendore era la semplicità del presente. Come un uomo, dal telaio o dall'aratro, dalla fabbrica oscura, salì le scale con il suo popolo e nel suo Palazzo Vecchio, senza spada, il popolo, lo stesso che valicò con me il freddo delle Cordigliere delle Ande, stava là. Per questo credo ogni notte nel giorno, e quando ho sete credo nell'acqua, perché credo nell'uomo. Credo che stiamo salendo fino all'ultimo gradino. Da lì vedremo la verità spartita, la semplicità restaurata sulla terra, il pane e il vino per tutti.


Avete letto e compreso quali parole riusciva ad ispirare ad un Poeta questa città? Avete letto della semplicità, della speranza e del pane e vino per tutti? Sta tutto scritto su dei muri sbrecciati, fatiscenti. E non si tratterebbe neppure di salvare quei muri, ma quelle parole. Si tratterebbe di riappropriarsene e di farne presente e avvenire. Si tratterebbe di un sacco di cose. Intanto battono le grancasse del degrado, e quando battono non è mai perché sia dato pane e vino a tutti. Battono sempre affinché non il pane e il vino, ma il denaro, venga accumulato nelle tasche di pochi. E allora fatevi gatti anche voi. Sgattaiolate, senza essere visti, dentro San Salvi. Andate a vedere quei muri e a guardare quell'affresco. Leggete quelle parole. La maestà del popolo ha smesso di governare da tempo. Ma quei muri resistono e dicono ancora. Sta a chi legge, allora, decidere.


mercoledì 3 marzo 2010

My sweet Lady Pamp



My sweet Lady Jane
When I see you again
Your servant am I
And will humbly remain

Just heed this plea my love
On bended knees my love
I pledge myself to Lady Jane

My dear Lady Anne
I've done what I can
I must take my leave
For promised I am

This play is run my love
Your time has come my love
I've pledged my troth to Lady Jane

Oh my sweet Marie
I wait at your ease
The sands have run out
For your lady and me

Wedlock is nigh my love
Her station's right my love
Life is secure with Lady Jane

Questa volta, dopo aver ottemperato agli strambi favori del mio amico, voglio prendermi una canzone "mia". È una canzone felina, questa. Ha le stesse movenze, e gli stessi misteri. Di che cosa parlerà? Di qualche moglie di un re, o di qualche recondito significato che non si può sapere? Com'è che i Rolling Stones, si misero a comporre e cantare quella che appare come una squisita canzone di epoca elisabettiana, con Brian Jones al dulcimer? Non lo so. Ma è una delle canzoni che più mi canto in certe nottate, quando me ne vado sola e nera a perdermi in mondi che non vi potete immaginare. Vs. gatta Pampalea.