sabato 10 gennaio 2015

Je suis Valentine et Ajesh



Roma. Manifesto pubblicitario per il reclutamento nella Marina Ripa di Meana Militare.

giovedì 8 gennaio 2015

Pampa per Charlie.



"Hanno già disegnato dei cazzi dappertutto."

mercoledì 19 novembre 2014

Tramonto occidentale



Nessuna connotazione geopolitica, storica o di "civiltà".
Si tratta di una semplice e ovvia connotazione astronomica e geografica.
Il sole tramonta a occidente così come sorge a oriente.
Era uno squarcio improvviso; tutto all'intorno, un oceano di nuvole nere.
Era un autunno tiepido e umido che non volgeva da nessuna parte.
Era un luogo mai visitato, o raramente, dalla peste del consueto.
Era una luce abbagliante sopra la città della pioggia e dell'attesa.
 

domenica 16 novembre 2014

Publiacqua: mortale come l'amianto



La Toscana ha 3.700.000 abitanti: essa deve sopportare un carico inquinante idrico pari a quello di circa 12.130.000 abitanti. In parole povere: l'inquinamento subìto e prodotto dalle acque toscane equivale a quello dell'intera Olanda. Di questo abnorme carico inquinante idrico che grava sulla nostra regione, i ¾ sono dovuti all'industria e il resto all'agricoltura.

Chi paga? La tariffa regionale per le grandi utenze (multinazionali, media industria ecc.) è di 0,16 centesimi al metro cubo. Il cittadino, invece, paga a Publiacqua una tariffa di 2,37 euro al metro cubo: come si può vedere, la sproporzione è enorme. Secondo la Legge n° 36 del 5/1/1994 (la cosiddetta “Legge Galli”), però, per il consumo idrico è stata stabilita la seguente priorità: 1) CONSUMO UMANO; 2) Consumo agricolo; 3) Consumo industriale. Come si può vedere, e come è consueto in questo paese, la realtà dei fatti è l'esatto contrario della “legislazione”. Non si tratta di uno stato di diritto, ma di uno stato al rovescio.

A seconda del trattamento chimico e fisico, dell'affinazione e della disinfezione delle acque, esse sono state suddivise in “classi”. Ebbene, in Toscana, l'88% delle acque rientra nella classe “A3”, vale a dire la peggiore. Sono dati provenienti da relazioni ufficiali sullo stato dell'ambiente: come si può vedere, la situazione delle acque toscane è disastrosa. Ciononostante, la cittadinanza paga oro questa schifezza mentre, naturalmente, multinazionali, banche e le “società compartecipate” (che, di fatto, sono involucri vuoti, come Publiacqua) vi lucrano sopra con gli stessi profitti del petrolio.

Basta questo? No, carissima, avvelenata e tartassata cittadinanza toscana. Da circa un mese, infatti, è risaltato fuori un “piccolo” ulteriore problema. In tutta la rete di condutture di Publiacqua, che è la più estesa d'Europa, vi sono circa 225 km di tubature in cemento-amianto. Pensiamo che tutti siate a conoscenza del gravissimo pericolo cancerogeno dell'amianto, o asbesto: le cronache sanitarie e giudiziarie degli ultimi anni ne sono piene. Ebbene: Publiacqua, quella per cui il suo presidente Vannoni (Partito “Democratico”) dichiara “la mia acqua si paga cara e se non la pagate vi si stacca”, fa scorrere l'acqua destinata al “consumo umano” di Firenze, Prato, Pistoia, Empoli e Arezzo attraverso condutture cancerogene.

L'acqua di Publiacqua, quindi, si potrebbe pagare carissima: con la morte. Non ci staccano l'acqua: ci staccano la vita.

E chi ce la stacca? Ce la staccano coloro che veramente stanno dietro Publiacqua, come risulta dal suo bilancio: Monte dei Paschi di Siena, Cassa di Risparmio di Firenze (gruppo Intesa/San Paolo), Banca Popolare di Vicenza, Banca Nazionale del Lavoro, Unicredit e, in doppia quota, di nuovo il Monte dei Paschi di Siena in quanto acquirente dell'ex Banca Toscana. Inoltre, Banca Intesa e lo spagnolo Banco Bilbao Vizcaya Argentaria. La cosiddetta “acqua pubblica” toscana appartiene in realtà a una nutrita banda di banche che si servono dell'involucro “compartecipato” che va sotto il nome di “Publiacqua”. Sarebbe più onesto chiamarlo “Creditacqua”. Da stupirsi? Niente affatto. Tutto questo si chiama capitalismo, e il capitalismo è barbarie.

Per riassumere: Ci forniscono acqua di dubbia qualità (altro che i “fontanelli di alta qualità” tanto strombazzati, senza contare che un solo fontanello made in Renzi ne ha fatti chiudere dieci precedenti). Ce la fanno passare attraverso condutture a base di amianto. Ce la fanno pagare a peso d'oro, però con tutte le facilitazioni del mondo per le multinazionali presenti sul territorio. Si diceva che sui poveri piovono pietre: sbagliato. Sui poveri, in Toscana,


PIOVE AMIANTO.

mercoledì 29 ottobre 2014

I fascistelli, il rispetto e l'irrigidamento: per Fratelli d'Ita(g)lia il ridicolo è una vocazione.



Sembra che il gruppo consiliare di Fratelli d'Ita(g)lia presso la Regione Toscana abbia deciso di redigere e far stampare un volantino, tradotto anche in lingua araba, da distribuire a partire dalla prossima settimana in una specie di tour nei luoghi più frequentati dagli immigrati nelle città toscane. Tale volantino contiene un "decalogo del rispetto" che, come è lecito attendersi da personaggi di tale fatta, è il solito concentrato di idiozie, luoghi comuni e finte professioni di "civiltà" degno, appunto, di perfetti rappresentanti dell'italica fascistelleria.

Non occorrerebbe, in fondo, soffermarsi troppo su tale iniziativa dei consiglieri regionali di Fratelli d'Ita(g)lia, se non fosse magari per un'autentica perla di cui hanno corredato il loro decalogo (che, se lo è, lo è casomai della perfetta imbecillità italiana del XXI secolo). Come si può notare, infatti, il primo punto del decalogo riguarda la "nostra lingua", "fondamentale per farsi comprendere e dimostrare volontà di integrazione".


Quanto sia fondamentale la lingua italiana per i fratelli italioti, lo si può constatare facilmente da un passo del volantino in questione, dove si propone un irrigidamento delle pene, voce del verbo irrigidare; e pensare che, nella lingua italiana peraltro assai meglio conosciuta da parecchi immigrati di quanto non la conoscano e scrivano gli epici, estetici & etici autori del decalogo, fino a stanotte si diceva irrigidire (con il conseguente sostantivo astratto derivato: irrigidimento). Non si osa pensare come debba essere la traduzione araba di questo meraviglioso paradigma di proterva ignoranza; ma v'è il ben preciso sospetto che il traduttore automatico di Google abbia lavorato a pieno regime.

Per riassumere, quindi: agli immigrati, i Fratelli d'Ita(g)lia raccomandano di imparare e parlare la stessa lingua che loro stessi sono del tutto incapaci di usare correttamente, infilando nel decalogo uno strafalcione mostruoso nel complesso, peraltro, di una sintassi approssimativa e del tutto elementare, che non sarebbe esagerato definire da barrettino di quart'ordine.

Ma si sa: si tratta di persone per le quali il ridicolo è una vocazione; e non perdono nessuna occasione per ricordarlo e farlo presente. Resta soltanto da augurarsi che, se il decalogo verrà effettivamente distribuito, esso susciti una reazione del tutto naturale: quella di essere accolto a risate. Ai Fratelli d'Ita(g)lia raccomanderei invece di decidersi finalmente a imparare seriamente ad esprimersi in lingua italiana. Su questo aspetto sono particolarmente rigida, anzi, pardon, irrigidata.

venerdì 24 ottobre 2014

La culla del Rinascimento


Stazione (privatizzata) di Firenze Santa Maria Novella
sera del 24 ottobre 2014, anno I e.R.

lunedì 6 ottobre 2014